Nuovi obblighi normativi per gli ETS dal 2026: sicurezza per gli Enti del Terzo Settore

Nuovi obblighi normativi per gli ETS dal 2026: cosa devono sapere gli Enti del Terzo Settore

Il 2026 rappresenta un anno di svolta per gli Enti del Terzo Settore (ETS) in Italia. Dopo una lunga fase transitoria, entra pienamente in vigore l’impianto normativo e fiscale previsto dalla Riforma del Terzo Settore, con nuovi obblighi che incidono sulla gestione, sulla fiscalità e sui controlli degli enti non profit.

Associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato (ODV), associazioni di promozione sociale (APS) e imprese sociali sono chiamate ad adeguarsi a un sistema più strutturato, orientato alla trasparenza e alla sostenibilità nel lungo periodo.

Entrata in vigore della nuova fiscalità del Terzo Settore

Dal 1° gennaio 2026 diventa pienamente operativa la nuova disciplina fiscale degli ETS, prevista dal Titolo X del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017). Questa normativa ridefinisce il trattamento fiscale delle attività svolte dagli enti, introducendo criteri più stringenti per distinguere tra:

  • attività di interesse generale non commerciali

  • attività svolte con modalità commerciali

La corretta qualificazione delle attività assume un ruolo centrale, poiché incide direttamente sull’accesso alle agevolazioni fiscali. Gli enti devono quindi analizzare con attenzione la propria struttura organizzativa, le fonti di finanziamento e le modalità di svolgimento delle attività istituzionali.

Il termine ultimo per l’iscirzione al registro è stato prorogato al 31 Marzo 2026.

Fine del regime ONLUS e obbligo di iscrizione al RUNTS

Uno degli effetti più rilevanti del 2026 è la cessazione definitiva della qualifica di ONLUS. Gli enti che fino ad oggi hanno operato sotto questo regime devono completare il percorso di transizione verso il Terzo Settore, scegliendo una qualifica giuridica coerente e procedendo all’iscrizione al RUNTS.

L’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore non è solo un adempimento formale, ma una condizione essenziale per continuare a beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa. In assenza di iscrizione, la legge prevede l’avvio delle procedure di devoluzione del patrimonio, rendendo questo passaggio particolarmente delicato.

A partire dal 2026 si rafforza anche il sistema di controllo e vigilanza sugli ETS. Il RUNTS diventa il perno di un modello di supervisione più incisivo, basato su controlli periodici e straordinari.

Le verifiche riguardano diversi aspetti, tra cui:

  • conformità degli statuti alla normativa vigente;

     

  • correttezza e trasparenza dei bilanci;

     

  • coerenza tra attività svolte e finalità di interesse generale dichiarate;

     

  • rispetto degli obblighi informativi e di pubblicità.

     

In caso di irregolarità al righuardo degli obblighi normativi per gli ETS, sono previste sanzioni amministrative, richieste di adeguamento e, nei casi più gravi, la cancellazione dal RUNTS. Per questo motivo, la compliance normativa diventa un elemento strutturale della governance degli enti.

Regime IVA: proroga degli obblighi fino al 2036

Un tema centrale per molti ETS riguarda l’IVA sulle prestazioni verso i soci. Sebbene l’introduzione di nuovi obblighi IVA fosse inizialmente prevista per il 2026, il legislatore ha disposto una proroga fino al 2036 per diverse tipologie associative, tra cui ODV e APS.

Fino a quella data resta in vigore il regime di esclusione, evitando l’obbligo di apertura della partita IVA per tali operazioni. Si tratta di un rinvio significativo, che riduce l’impatto amministrativo nel breve periodo, ma che non elimina la necessità di una pianificazione futura.

Conclusioni: perché il 2026 è uno spartiacque per gli ETS

I nuovi obblighi normativi per gli ETS dal 2026 segnano il passaggio definitivo dalla fase di transizione a un sistema maturo e strutturato. Adeguare statuti, contabilità e modelli organizzativi non è più rinviabile.

Gli enti che affronteranno questo cambiamento in modo consapevole potranno rafforzare la propria credibilità, migliorare la gestione interna e cogliere nuove opportunità di sviluppo. Per tutti gli altri, il rischio è quello di trovarsi impreparati di fronte a controlli e adempimenti sempre più stringenti.

 

Il Terzo Settore in Italia (ETS) è un pilastro fondamentale della coesione sociale, ma la sua evoluzione normativa, culminata con il Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017), ha introdotto una complessità regolamentare senza precedenti. Per associazioni, fondazioni e cooperative sociali, districarsi nei meandri di obblighi civilistici, fiscali, giuslavoristici e di governance è diventata una sfida costante che rischia di distogliere l’attenzione dalla loro missione principale.

In questo contesto, la figura del Fornitore Unico di Servizi Integrati, supportato da una rete di avvocati e commercialisti specializzati, emerge come la soluzione strategica per garantire la crescita, la legalità e l’efficienza degli ETS.

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